La propriocezione

Propriocezione e “cervello profondo”

(da Ghepardi da salotto 2008 D. Riva 2019 4° edizione)

Propriocezione deriva dal latino (proprium = proprio) e significa “ricezione di segnali propri”, cioè provenienti da strutture proprie. I segnali propriocettivi nascono infatti dai sensori presenti nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni e rappresentano il canale sensoriale più importante. Senza di essi possono esistere solo movimenti lenti e impacciati che richiedono lunghissimi allenamenti ed il continuo controllo della vista per essere effettuati. I sensori propriocettivi sono in grado di trasformare la deformazione meccanica dovuta alla pressione, allo stiramento e alla tensione in segnali elettrici e di inviarli attraverso le fibre nervose al midollo spinale. Questi segnali risalgono quindi fino al “cervello profondo”, strutture nervose che rimangono al di sotto dei livelli della coscienza (sottocorticali).

Solo un segnale su un milione tra quelli che arrivano al “cervello profondo” raggiunge il livello cosciente (propriopercezione) ed è responsabile del senso di posizione e di movimento di un’articolazione (sapere ad esempio qual è la posizione di una mano ad occhi chiusi). La maggior parte del flusso dei segnali propriocettivi (archeopropriocezione), si ferma a livello del “cervello profondo”, cioè a livello delle strutture più primitive e arcaiche del sistema nervoso, presenti in tutti i vertebrati, da cui dipendono la qualità, la fluidità, la sicurezza dei movimenti, la postura e la gestione dell’equilibrio e che non sono sotto il dominio della coscienza.

Perché i segnali propriocettivi, che raggiungono il livello cosciente, sono soltanto uno su un milione? Risponderò con una domanda. È utile che il presidente di una grande azienda multinazionale sia informato, minuto per minuto, di come varia la produzione nei vari stabilimenti sparsi per il mondo? Sicuramente no, i suoi compiti sono altri. Allo stesso modo la corteccia cerebrale, che si è formata in un momento successivo rispetto ai centri arcaici più profondi, riceve solo quella piccola parte di segnali che le sono utili per essere al corrente di cosa succede e che è in grado di gestire compatibilmente con i suoi tempi di elaborazione. Ricevere più segnali non aggiungerebbe nulla al suo livello di conoscenza, perché non sarebbe sufficientemente veloce per elaborarli e l’eccesso di informazione manderebbe in crisi il sistema.

I centri nervosi più antichi, che l’uomo condivide in gran parte con gli altri vertebrati, erano perfettamente in grado di assolvere ad un raffinato controllo del movimento, dell’equilibrio e della stabilità articolare ben prima che comparisse lo sviluppo delle aree corticali tipiche dell’uomo.

È quindi ovvio che il massimo livello funzionale per svolgere le funzioni di mantenimento dell’equilibrio, posturali, di controllo di gran parte dei movimenti sia stato raggiunto in assenza delle strutture corticali

Il “cervello profondo” è costituito dalle parti più antiche del sistema nervoso: midollo spinale, tronco dell’encefalo e parte primordiale del cervelletto.

Fig. 1 – Sezione mediale dell’encefalo di un uomo: in nero sono disegnate le aree più antiche, strettamente correlate all’archeopropriocezione.

Che cos’è la postura?

La postura è la posizione che il corpo assume per controbilanciare la forza di gravità. Se non c’è gravità non c’è postura, ma solo posizioni del corpo. Il movimento può essere descritto come una serie di fotogrammi posturali che scorrono ad alta frequenza.

I canali sensoriali: la supremazia propriocettiva

I milioni di sensori legati al movimento ed al mantenimento di postura ed equilibrio sono la sorgente di miliardi di segnali e le fibre nervose sono i canali con cui ad ogni istante vengono trasmessi ai centri nervosi.

Un grande flusso di questi segnali è indispensabile sia per mantenere un buon livello di capacità motorie sia per consentire la “manutenzione” dei muscoli, dei tendini e delle ossa. Se il flusso si impoverisce o si arresta, i nostri muscoli si atrofizzano e le ossa si sbriciolano.

Ecco i principali flussi sensoriali che originano nel nostro corpo:

• esterocettivi (da recettori cutanei sensibili al tatto, alla pressione…)

• propriocettivi (da recettori presenti in muscoli, tendini e articolazioni)

• vestibolari (dall’organo dell’equilibrio)

• visivi

• uditivi

• palatali (gustativi)

• olfattivi

• sessuali (utilizzano recettori comuni agli altri canali)

Possiamo considerare questi canali sensoriali come gli affluenti di un grande fiume. Il benessere del territorio circostante dipende dal livello delle acque del fiume e dalla qualità di queste acque. Il nostro “fiume sensoriale” invece che di acqua è formato da una enorme quantità di segnali e il primo obbiettivo dei centri nervosi è quello di mantenere elevato il livello di flusso.

Sistemi sensoriali

Oggi tutti sanno quanto sia importante, nel prevenire atti terroristici, un sistema integrato di raccolta di informazioni (dalle riprese con il satellite, alle immagini fornite dalle telecamere nei luoghi pubblici, alle intercettazioni telefoniche e ambientali, agli agenti infiltrati ecc).

Ebbene, è proprio su un formidabile sistema di raccolta di informazioni che si basa il controllo del movimento e della postura. In particolare sono tre i canali sensoriali più importanti coinvolti nel controllo della postura e del movimento:

• il sistema propriocettivo è lo stabilizzatore primario che con milioni di sensori presenti in muscoli, tendini e articolazioni informa ad altissima velocità i centri nervosi (potremmo considerare i sensori come microspie che informano istantaneamente i centri di ascolto). Utilizza le fibre nervose più grandi e veloci in cui i segnali corrono ad una velocità di 80-120 metri/secondo. Per capire quanto questa via sia prioritaria è sufficiente ricordare che il “dolore” viaggia ad una velocità anche 100 volte inferiore (0,5-5 metri/secondo). Al tempo stesso questo sistema è coinvolto nella risposta meccanica e su di esso si basa la possibilità di modulare la risposta muscolare;

il sistema visivo interviene come stabilizzatore secondario ed è un meccanismo di puntamento in grado di “ancorare” il corpo a punti di fissazione ambientali, migliorando la stabilità basata sulle sole informazioni propriocettive. Migliore è la stabilità monopodalica basata sulle sole informazioni propriocettive, più sicuri saranno i movimenti abituali (come camminare, salire o scendere da uno scalino…) che potranno avvenire minimizzando il rischio di caduta;

• il sistema visuo-propriocettivo (sistema di precisione): l’azione congiunta dei due sistemi consente il massimo livello di espressione motoria e l’esecuzione dei movimenti più complessi e veloci;

• il sistema vestibolare (sistema di emergenza) è il meccanismo più tardivo a entrare in gioco, perché presenta una soglia di attivazione più elevata. La maggior latenza del sistema meno preciso e più violento è un fattore positivo, perché consente all’azione congiunta degli altri due sistemi (sistema di precisione) di gestire gran parte delle situazioni posturali in modo più raffinato. Rappresenta pertanto un mezzo di emergenza che sovrasta gli altri due sistemi, quando la destabilizzazione del capo supera una certa ampiezza e accelerazione. Il sistema vestibolare è invece continuamente ed istantaneamente attivo nell’informare i centri nervosi sulla posizione della testa rispetto alla forza di gravità.

Il malinteso propriocettivo

Una vasta tipologia di esercizi è proposta come propriocettiva, ma quali caratteristiche dovrebbe avere un esercizio per essere classificato come propriocettivo? Generalmente, i cosiddetti esercizi propriocettivi richiedono la gestione di instabilità.

Il problema è che ogni movimento e ogni postura possono essere definiti come propriocettivi perché ognuno di essi genera un flusso propriocettivo. Quindi, qual è la soglia per chiamare un esercizio “propriocettivo” e come possiamo valutare diversi livelli di coinvolgimento propriocettivo e di efficacia?

A nostro avviso, un esercizio dovrebbe essere classificato caratterizzando la tipologia meccanica della instabilità, la presenza di un potenziatore della frequenza di instabilità, i compiti assegnati al soggetto, e i risultati quantificabili attesi.

Beyond proprioception (oltre la propriocezione)

Perché “Oltre la propriocezione”? Perché il RivaMethod oltre ad ottimizzare il controllo propriocettivo, basa gran parte della sua efficacia sulla capacità di indurre un “rimodellamento strutturale” e un aumento della “resilienza” e della “elasticità” delle centinaia di legamenti e capsule articolari che sono presenti nell’arto inferiore (in particolare nel piede e nella caviglia) e nella colonna vertebrale. Questo aumento della resilienza e dell’elasticità contribuisce in modo determinante all’aumento di solidità e stabilità di queste strutture insieme alla maggior efficacia dei muscoli stabilizzatori.